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deSidera Bergamo teatro festival 2009
EDITORIALE

"Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?" - C.Pavese, Il mestiere di vivere


deSidera Bergamo Teatro Festival, frutto dell'esperienza teatrale del Centro Culturale Nicolò Rezzara condotta con la collaborazione di Benvenuto Cuminetti, giunge alla sua settima edizione.
L'intento è sempre quello di portare testi della tradizione letteraria e teatrale cristiana negli spazi cittadini e in favore delle comunità della provincia bergamasca, grazie al tentativo di accogliere quei testi, quelle parole, quei semplici gesti in ambiti ricchi di storia, arte e memoria.Spazi che abbiano già di loro un portato emozionale potente per la comunità che li vive anche in altri contesti: una chiesa, un chiostro, un parco, un castello, una piazza o una ngolo caratteristico del contesto urbano.

La struttura del festival si può ormai dire consolidata con i suoi tre contenitori tematici: "Passioni", "Teatrearte" e "Il teatro del gusto".

Il primo e principale contenitore descrive le passioni umane rilette sul paradigma della Passione di Cristo. Vi è un apice nella sotira dell'umanità che sentiamo riassuntiva di tutti i drammi succedutisi nel tempo: è il grido di Cristo sulla croce, innocente, al temine di un'infinita tortura.
Riassuntiva perché di una tragedia si tratta, consumata in tutto il suo strazio e per questo comprensiva anche di quella tradizione greca fondante la nostra cultura; ma riassuntiva ancor di più per il fatto che tutto non si consuma con lo strappo de velo del tempio e con la tenebra improvvisamente sopraggiunta su Gerusalemme. Da lì sorge una tenue e persistente luce che lentamente si fa largo nella storia: è la luce di quella sghemba comunità di discepoli che dopo la sua morte ne ha testimoniato la resurrezione. E offerto agli uomini l'inaudita possibilità che la morte non possa essere guardata solo come «orrido abisso ov'ei precipitando il tutto oblìa» di leopardiana memoria. In questa, tutte le passioni umane trovano un punto di comprensione e pacificazione: da quelle personali a quelle collettive come la Shoah, dallo struggimento amoroso all'afasia di fronte al doloe e alla morte.
Tutto chiede di essere redento. E si tratta di una domanda profondamente religiosa anche quando non è confessionale o si presenta sotto le spoglie di un atroce grido o addirittura di una bestemmia.

Ma la vita prende luce soprattutto dalla Bellezza, inseguire la quale non è finalità secondaria per un'istituzione diocesana come la Fondazione Bernareggi, che contempla al suo interno anche il museo diocesano. Ecco allora la ricerca di esperienze a cavallo fra installazione artistica e narrazione d'attore, con il lavoro congiunto di giovani artisti e attori di fama, l'unione di testi evocativi e opere d'arte, l'intreccio di linguaggi del teatro popolare di figura con testi alti; ecco "Teatrarte".

E infine la comunità oggi si può più facilmente ricostruire intorno al laico rito del mangiare e del bere. In quei cortili e in quei chiostri, magari inconsapevolmente, nel pane e nel vino consumati insieme si celebra la memoria della vita e della morte. A tavola ci si sorprende a parlare, raccontare, spiegare una parola forte che si è appena ascoltata. E si ricomincia a guardarsi in faccia e a smettere di tacere sulle questioni che ci stanno veramente a cuore.
A volte capita.
Ed è la cosa più bella che possa succedere.
A teatro e nella vita.
Libera nos Domine
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Il racconto dell'anticristo
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Il maestro e Margherita
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Mater
 I sonetti della pastasciutta
 Foto Rossetti ©: Phocus
 
Spettacoli gratuiti fino
ad esaurimento posti
Info: 035 243539
Via S. Elisabetta, 5/A – 24121 Bergamo - Tel. 035 24 35 39 - Fax 035 38 30 749- E-mail: info@centrorezzara.it