EDITORIALE
"Qualcuno
ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?" -
C.Pavese, Il mestiere di vivere
deSidera Bergamo
Teatro Festival, frutto dell'esperienza teatrale del
Centro Culturale Nicolò Rezzara condotta con
la collaborazione di Benvenuto Cuminetti, giunge alla
sua settima edizione.
L'intento è sempre quello di portare testi della tradizione letteraria
e teatrale cristiana negli spazi cittadini e in favore delle comunità della
provincia bergamasca, grazie al tentativo di accogliere quei testi, quelle parole,
quei semplici gesti in ambiti ricchi di storia, arte e memoria.Spazi che abbiano
già di loro un portato emozionale potente per la comunità che li
vive anche in altri contesti: una chiesa, un chiostro, un parco, un castello,
una piazza o una ngolo caratteristico del contesto urbano.
La struttura del festival si può ormai dire consolidata con i suoi tre
contenitori tematici: "Passioni", "Teatrearte"
e "Il teatro del gusto".
Il primo e principale contenitore descrive le passioni
umane rilette sul paradigma della Passione di Cristo.
Vi è un apice nella sotira dell'umanità che
sentiamo riassuntiva di tutti i drammi succedutisi
nel tempo:
è il grido di Cristo sulla croce, innocente,
al temine di un'infinita tortura.
Riassuntiva perché di una tragedia si tratta, consumata in tutto il suo
strazio e per questo comprensiva anche di quella tradizione greca fondante la
nostra cultura; ma riassuntiva ancor di più per il fatto che tutto non
si consuma con lo strappo de velo del tempio e con la tenebra improvvisamente
sopraggiunta su Gerusalemme. Da lì sorge una tenue e persistente luce
che lentamente si fa largo nella storia: è la luce di quella sghemba comunità di
discepoli che dopo la sua morte ne ha testimoniato la resurrezione. E offerto
agli uomini l'inaudita possibilità
che la morte non possa essere guardata solo come «orrido
abisso ov'ei precipitando il tutto oblìa» di
leopardiana memoria. In questa, tutte le passioni umane
trovano un punto di comprensione e pacificazione: da
quelle personali a quelle collettive come la Shoah,
dallo struggimento amoroso all'afasia di fronte al
doloe e alla morte.
Tutto chiede di essere redento. E si tratta di una
domanda profondamente religiosa anche quando non è confessionale
o si presenta sotto le spoglie di un atroce grido o
addirittura di una bestemmia.
Ma la vita prende luce soprattutto dalla Bellezza,
inseguire la quale non è finalità secondaria
per un'istituzione diocesana come la Fondazione Bernareggi,
che contempla al suo interno anche il museo diocesano.
Ecco allora la ricerca di esperienze a cavallo fra
installazione artistica e narrazione d'attore, con
il lavoro congiunto di giovani artisti e attori di
fama, l'unione di testi evocativi e opere d'arte, l'intreccio
di linguaggi del teatro popolare di figura con testi
alti; ecco
"Teatrarte".
E infine la comunità oggi si può più facilmente ricostruire
intorno al laico rito del mangiare e del bere. In quei
cortili e in quei chiostri, magari inconsapevolmente,
nel pane e nel vino consumati insieme si celebra la
memoria della vita e della morte. A tavola ci si sorprende
a parlare, raccontare, spiegare una parola forte che
si è appena ascoltata. E si ricomincia a guardarsi
in faccia e a smettere di tacere sulle questioni che
ci stanno veramente a cuore.
A volte capita.
Ed è la cosa più bella che possa succedere. A teatro e nella vita. |
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| Libera
nos Domine |
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| Il racconto dell'anticristo |
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| Il maestro
e Margherita |
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I sonetti della pastasciutta
Foto Rossetti ©: Phocus |
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